Criptovaluta

Forma di denaro digitale la cui sicurezza è garantita dalla crittografia e che opera su una rete decentralizzata.

Satoshi Coins e Computer Quantistici: Il Dilemma dei 6,9 Milioni di Bitcoin

Illustrazione concettuale di una clessidra digitale con il simbolo di Bitcoin circondata da onde quantistiche, a rappresentare la proposta Hourglass per proteggere i Satoshi Coins.

Il Dilemma dei “Satoshi Coins”: Cosa Succederà ai 6,9 Milioni di Bitcoin Esposti ai Computer Quantistici?

Nel primo appuntamento della nostra serie dedicata al Position Paper del Coinbase Independent Advisory Board on Quantum Computing and Blockchain, abbiamo visto come la minaccia quantistica richieda una pianificazione anticipata. Ma se per gli utenti attivi la soluzione consisterà nello spostare i propri fondi verso nuovi indirizzi protetti da crittografia post-quantistica (PQC), esiste un problema colossale che la tecnologia da sola non può risolvere: cosa fare con i milioni di criptovalute abbandonate o appartenenti a wallet inattivi?

Al centro di questo dibattito filosofico, economico e legale ci sono i leggendari “Satoshi Coins”, i Bitcoin minati agli albori della rete che non sono mai stati mossi.

Perché Alcuni Bitcoin Sono Più Vulnerabili di Altri?

I fondi su Bitcoin sono custoditi all’interno di strutture chiamate UTXO (Unspent Transaction Outputs). Dal punto di vista del rischio quantistico, non tutti gli UTXO sono uguali: un computer quantistico che esegue l’algoritmo di Shor può ricavare la chiave privata solo se conosce la chiave pubblica in chiaro.

  • Indirizzi protetti da Hash (es. P2PKH non riutilizzati): In molti indirizzi moderni, sulla blockchain compare solo l’hash crittografico della chiave pubblica. Finché l’utente non effettua una transazione in uscita, la chiave pubblica rimane nascosta e l’indirizzo è al sicuro da attacchi quantistici diretti.
  • Indirizzi con Chiave Pubblica Esposta (P2PK, P2TR e indirizzi riutilizzati): Quando un indirizzo spende dei fondi, rivela la propria chiave pubblica sulla blockchain. Inoltre, i primissimi indirizzi Bitcoin — chiamati Pay-to-Public-Key (P2PK) — e gli attuali indirizzi Pay-to-Taproot (P2TR) espongono la chiave pubblica in chiaro direttamente on-chain fin dal primo istante.

Secondo le stime di Project 11 riportate nel documento di Coinbase, attualmente esistono circa 13,6 milioni di indirizzi esposti, che custodiscono complessivamente circa 6,9 milioni di BTC con chiave pubblica visibile in chiaro sulla blockchain.

I Numeri del Rischio: Dai “Satoshi Coins” alle Balene

All’interno di questi 6,9 milioni di Bitcoin vulnerabili, il report evidenzia due concentrazioni critiche che rappresentano il bersaglio perfetto per un futuro attaccante quantistico:

  1. 1,7 Milioni di BTC in vecchi indirizzi P2PK: Questa enorme fortuna include i cosiddetti “Satoshi Coins”, ovvero le ricompense di mining dei primi anni di Bitcoin (blocchi da 50 BTC ciascuno, distribuiti su circa 20.000 chiavi pubbliche diverse). Poiché molti di questi wallet sono inattivi da oltre quindici anni, è altamente probabile che le relative chiavi private siano andate perdute per sempre e che i proprietari non possano migrare i fondi verso indirizzi post-quantistici.
  2. 1 Milione di BTC in soli 11 indirizzi: Circa un milione dei Bitcoin esposti è concentrato in appena undici indirizzi “whale” (balene), ciascuno contenente ben oltre 1.000 BTC. Poiché violare una singola chiave pubblica richiederà comunque un notevole sforzo computazionale per i primi computer quantistici, gli hacker punteranno prima ai bottini più ricchi. Questi 11 indirizzi fungono quindi da vero e proprio “canarino nella miniera” (a meno che non migrino prima): un movimento improvviso da questi wallet segnalerà al mondo che un computer quantistico crittograficamente rilevante è entrato in azione.

Il Grande Bivio della Governance: “Flag Day” o Libero Mercato?

Quando Bitcoin, Ethereum e le altre blockchain introdurranno gli indirizzi post-quantistici, gli utenti avranno una finestra temporale di mesi o anni per trasferire i propri asset. Ma una volta scaduto il tempo, ogni community dovrà prendere una decisione drammatica sul destino dei fondi rimasti nei vecchi indirizzi vulnerabili:

Opzione 1: Istituire un “Flag Day” (Bruciare o Congelare i Fondi)

La rete fissa una data di scadenza definitiva (Flag Day), superata la quale tutti gli asset ancora protetti da chiavi vulnerabili vengono revocati, congelati o bruciati per sempre.

  • I Vantaggi: Impedisce che uno Stato canaglia, un’entità sanzionata o un gruppo cybercriminale utilizzi il primo computer quantistico per rubare milioni di BTC, finanziando attività illecite o riversando sul mercato un’enorme quantità di monete che farebbe crollare il prezzo.
  • I Rischi: Qualsiasi utente legittimo che non abbia seguito le notizie o sia stato impossibilitato a migrare entro la scadenza perderà i propri risparmi per decisione del protocollo, aprendo la strada a feroci controversie legali e filosofiche sulla violazione dei diritti di proprietà.

Opzione 2: Nessun “Flag Day” (Lasciare i Fondi Attivi)

Il protocollo non blocca i vecchi indirizzi: chi non migra rimane esposto per sempre al rischio di furto quantistico.

  • I Vantaggi: Tutela il principio di immutabilità della blockchain e non confisca i fondi degli utenti. Inoltre, il report suggerisce uno scenario affascinante: se il primo computer quantistico venisse sviluppato da un’azienda onesta, i proprietari che hanno perso le chiavi private potrebbero dimostrare legalmente la proprietà del proprio vecchio wallet (es. su Ethereum o Bitcoin) e pagare l’azienda quantistica per “forzare” la chiave e recuperare i fondi bloccati.
  • I Rischi: Lascia un gigantesco honeypot (un vaso di miele da centinaia di miliardi di dollari) pronto per essere saccheggiato dal primo attore dotato di supremazia quantistica.

La Terza Via per Bitcoin: La Proposta “Hourglass” (Clessidra)

Per evitare lo scontro frontale tra chi vuole bruciare i Satoshi Coins e chi non vuole alterare il registro di Bitcoin, all’interno della community è emersa una terza proposta specifica per i vecchi indirizzi P2PK chiamata Hourglass (regola della clessidra).

Invece di cancellare gli 1,7 milioni di BTC esposti, la regola Hourglass limiterebbe per protocollo la spesa degli output P2PK a un massimo di 1 BTC per blocco. In questo modo:

  1. Anche se un attaccante quantistico riuscisse a violare le chiavi di Satoshi, il ritmo con cui potrebbe rubare e vendere i Bitcoin sarebbe drasticamente strozzato, evitando uno shock improvviso dell’offerta sul mercato.
  2. La prima transazione effettuata dall’attaccante farebbe scattare immediatamente l’allarme globale sulla rottura dell’algoritmo ECDSA, dando alla rete il tempo di reagire e contenendo i danni.

Il Rischio di un Hard Fork

Il board di Coinbase avverte che se una blockchain non dovesse raggiungere un consenso unanime su questo punto, il risultato inevitabile sarebbe una scissione della rete (Hard Fork): una catena implementerebbe il Flag Day (cancellando i token esposti) e l’altra li lascerebbe intatti.

Poiché il valore dei due rami verrebbe deciso dal mercato e dai possessori attivi di token, è molto probabile che gli investitori finirebbero per favorire la catena che cancella i vecchi token, poiché una riduzione dell’offerta circolante aumenterebbe la scarsità e il valore delle monete rimaste. Per evitare il trauma di un fork contenzioso, gli autori raccomandano alle community di affrontare il dibattito e rendere pubblica una decisione con largo anticipo, riducendo l’incertezza che già oggi frena alcuni investitori istituzionali.

🔗 Fonti e Approfondimenti

  • Fonte del Report: Quantum Computing & Blockchain – Position Paper (Aprile 2026), Capitolo 5 (Post-Quantum Plans for Major Blockchains & Abandoned Assets), pubblicato dal Coinbase Independent Advisory Board on Quantum Computing and Blockchain.

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