Un passo avanti decisivo per l’adozione istituzionale: la quinta banca più grande degli Stati Uniti testa l’emissione di moneta programmabile sulla rete Stellar.
L’infrastruttura finanziaria tradizionale e il mondo blockchain sono sempre più vicini. In un annuncio che segna un punto di svolta per l’integrazione degli asset digitali nel sistema bancario, U.S. Bank ha confermato l’avvio di una fase di test per l’emissione di una stablecoin personalizzata sulla rete Stellar.
Il progetto, condotto in collaborazione con la Stellar Development Foundation (SDF) e il colosso della consulenza PwC, mira a dimostrare come la blockchain possa fungere da binario di pagamento alternativo (“payment rail”) sicuro, efficiente e conforme alle rigide normative bancarie.
Perché Stellar? La sicurezza prima di tutto
La scelta di Stellar non è casuale. Mentre molte blockchain offrono velocità e bassi costi, le istituzioni finanziarie hanno esigenze specifiche che vanno oltre la semplice performance.
Secondo Mike Villano, SVP e Head of Digital Asset Products di U.S. Bank, la decisione è stata guidata dalle funzionalità native della rete. A differenza di altre piattaforme dove le misure di sicurezza devono essere scritte in complessi smart contract (spesso soggetti a vulnerabilità), Stellar offre controlli integrati direttamente a livello di protocollo.
Le due funzioni chiave che hanno convinto la banca sono:
- Asset Freezing: La capacità di congelare asset in caso di attività sospette o illecite.
- Clawback (Revoca): La possibilità di annullare o stornare transazioni errate o fraudolente.
Queste caratteristiche sono fondamentali per garantire la conformità alle normative KYC (Know Your Customer) e AML (Anti-Money Laundering), rendendo la stablecoin effettivamente “bank-grade”, ovvero adatta agli standard istituzionali.
L’obiettivo: Moneta programmabile e pagamenti globali
L’iniziativa non è solo un esercizio tecnico. U.S. Bank vede nella blockchain un’opportunità concreta per migliorare l’efficienza dei movimenti di denaro, in particolare per i pagamenti transfrontalieri.
Utilizzando una stablecoin emessa su una rete che vanta un uptime del 99,99% e tempi di settlement di 3-5 secondi, la banca punta a ridurre drasticamente i tempi e i costi operativi rispetto ai sistemi tradizionali (come SWIFT), offrendo al contempo la trasparenza e l’immutabilità tipiche della tecnologia distribuita.
Un ecosistema in espansione
Questa mossa si inserisce in una strategia più ampia di U.S. Bank verso gli asset digitali. Già a ottobre, l’istituto aveva annunciato la creazione di una divisione dedicata per esplorare la custodia di criptovalute e la tokenizzazione di asset reali (RWA).
Con questo pilota, U.S. Bank si unisce ad altre grandi istituzioni globali (come JPMorgan e Citi) che stanno attivamente costruendo il futuro della finanza on-chain, confermando che la domanda non è più “se” le banche useranno la blockchain, ma “come” e “quando”.













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